Perché sono tornata a pedalare in Asia. Due volte.

Due viaggi, due stagioni completamente diverse e migliaia di chilometri pedalati tra Thailandia, Cambogia e Vietnam mi hanno insegnato una cosa: la bicicletta è uno dei modi più autentici per conoscere l’Asia.

Quando penso ai miei due viaggi in bici nel Sud-Est asiatico, faccio fatica a separarli. Il primo è stato una scoperta: la prima volta in sella in un continente così lontano, con tutto il fascino e le incognite di un’esperienza nuova. Il secondo è stato una conferma: la conferma di quanto questo luogo mi sia rimasto dentro e di quanto l’Asia sia un continente dove pedalare con tranquillità, lasciandosi sorprendere giorno dopo giorno.

In mezzo ci sono migliaia di chilometri, due stagioni diverse e una consapevolezza cresciuta pedalata dopo pedalata.

Il viaggio che ricordo con più emozione è probabilmente quello da Bangkok a Ho Chi Minh City, nell’agosto del 2024. Era la prima volta che affrontavo un itinerario così lungo nel Sud-Est asiatico attraversando tre Paesi diversi con la mia bici gravel in assetto backpacking: 1.200 chilometri pedalati e circa 1.500 complessivi in 17 giorni di viaggio.

Ogni giornata era una scoperta. L’arrivo in Thailandia, il confine con la Cambogia, poi quello con il Vietnam, i villaggi dove il tempo sembrava scorrere a un ritmo diverso e le soste nei piccoli mercati per assaggiare qualcosa senza sapere bene cosa stessi ordinando. Era proprio questa continua sensazione di sorpresa a rendere speciale ogni chilometro.

Il rituale della partenza

Quando arrivi in aeroporto con una bici imballata in una scatola dall’altra parte del mondo, il primo pensiero è sempre lo stesso: speri che sia arrivata e senza danni. Poi inizia il rituale che ormai conosciamo bene: aprire la scatola, rimontare la bici, sistemare le borse e finalmente partire.
Dopo diversi viaggi abbiamo imparato a essere molto più veloci. In pochi minuti una bicicletta chiusa in una scatola torna a essere pronta per affrontare migliaia di chilometri. Ad agosto era prevista la stagione delle piogge, quindi avevamo preparato un equipaggiamento adatto al caldo e agli improvvisi temporali tropicali.

Attraversare l’Asia al ritmo della bicicletta.

Le prime pedalate sono state nel caos di Bangkok, tra traffico, motorini e strade affollate. Dopo i primi chilometri, però, anche il caos ha iniziato ad avere il suo ritmo e siamo entrati anche noi nel flusso. È proprio questo il bello della bicicletta: non attraversi semplicemente un Paese, lo vivi lentamente, osservando dettagli che probabilmente perderesti viaggiando in un altro modo.

La Cambogia è stata la parte più impegnativa del viaggio. Alcune strade erano in condizioni difficili e, dopo le alluvioni, alcuni tratti erano diventati quasi impraticabili. Una sera, arrivati al nostro alloggio, abbiamo scoperto che il percorso del giorno successivo era bloccato da una frana e che non c’erano alternative percorribili in bici. Il gestore della struttura si è subito attivato per aiutarci e ci ha trovato posto su uno shared taxi. La mattina seguente siamo saliti su una monovolume già piena di persone e bagagli, ma con un po’ di creatività siamo riusciti a sistemare anche le bici smontate e le nostre borse. Quando abbiamo visto la strada ricoperta di fango e detriti abbiamo capito che quella era davvero l’unica soluzione possibile.

È stato uno dei tanti momenti in cui il viaggio ci ha ricordato che la pianificazione è importante, ma la capacità di adattarsi lo è ancora di più. A volte il percorso migliore non è quello segnato sulla mappa, ma quello che trovi strada facendo.

Il Vietnam: il Paese che mi ha fatto tornare

Tappa dopo tappa siamo entrati in Vietnam, attraversando il Delta del Mekong fino ad arrivare a Ho Chi Minh City.

Appena superato il confine abbiamo notato strade più curate e un’organizzazione diversa rispetto ai giorni precedenti, ma senza perdere quella semplicità che avevamo imparato ad apprezzare.

Le persone ci sorridevano incuriosite e spesso ci salutavano con un “Hello! What’s your name?”. Abbiamo trovato un popolo estremamente accogliente, abituato a vivere la strada e gli spostamenti quotidiani in bicicletta tra campi coltivati e villaggi rurali.

Uno degli episodi che ricordo con più affetto è successo proprio qui. Durante una tappa di circa 140 chilometri stavamo attraversando un piccolo villaggio quando abbiamo visto una casa in festa per un matrimonio. Stavamo passando e i parenti degli sposi ci hanno fermati e invitati a partecipare.

Nel giro di pochi minuti ci siamo ritrovati a fare foto con gli sposi, a tenere in braccio i bambini della famiglia e persino a ballare insieme agli invitati.

Non parlavamo la stessa lingua, ma non serviva. Ci siamo capiti attraverso i sorrisi, i gesti e la voglia di condividere un momento speciale.

Siamo ripartiti poco dopo per riuscire a completare la tappa, ma è uno di quei ricordi che spiegano meglio di qualsiasi parola perché amo viaggiare in bicicletta. La bici accorcia le barriere e ti fa immergere nella vita locale.

Il Vietnam ci aveva sorpreso così tanto che, ancora prima di tornare a casa, avevamo già deciso che saremmo tornati.

Tornare in Asia, questa volta d’inverno

Così, durante le festività natalizie del 2025, siamo ripartiti per altri 15 giorni in sella alle nostre bici.

Questa volta era inverno e abbiamo scelto di atterrare ad Hanoi per attraversare il Vietnam da Nord fino al Centro dove si trovano Hoi An, Hué e Da Nang.
La differenza rispetto al primo viaggio l’ho notata subito: preparare le borse da bici è stato molto più semplice. Le ho caricate con l’essenziale e ogni oggetto aveva un motivo preciso per essere lì. Nel primo viaggio avevo portato qualcosa in più “nel dubbio”; questa volta sapevo che ogni grammo conta. Avevo capito che preparare le borse non significa solo scegliere cosa portare, ma soprattutto decidere cosa lasciare a casa.

La bici era la stessa, ma il mio modo di viaggiare si era evoluto.

Anche il clima richiedeva un approccio diverso: dal piumino leggero per affrontare le temerature del Nord al costume da bagno per il Centro, dove a Capodanno abbiamo persino fatto il bagno a Da Nang, una città costiera spesso soprannominata la Miami del Vietnam.

Il Vietnam infatti si sviluppa molto in lunghezza ed è diviso tra Nord, Centro e Sud; le temperature e il clima sono estremamente variabili.

I miei consigli di viaggio

Un viaggio in bici come questo lo consiglierei a chi ha già un po’ di esperienza di cicloturismo. È importante essere autonomi, conoscere bene il proprio mezzo e saper gestire piccoli imprevisti meccanici. Partire con una buona pianificazione delle tappe aiuta a non perdere tempo e a non ritrovarsi a doversi fermare nel nulla, in luoghi dove magari è difficile trovare un alloggio.

La preparazione è fondamentale, ma bisogna lasciare spazio anche agli imprevisti. Sono spesso proprio loro a trasformarsi nei ricordi più belli da raccontare una volta tornati a casa.

Per questo viaggio ho scelto un equipaggiamento semplice e funzionale, pensato per essere agile negli spostamenti. La borsa sottosella da 15 litri della Linea Adventure si è rivelata molto comoda per contenere vestiti da bici, abiti per la sera, intimo, giacca antipioggia e una piccola trousse. I sandali, invece, viaggiano sempre fissati ai lacci esterni sopra la borsa.

Nelle borse laterali da forcella Carrier 3,5 tengo tutto quello che voglio avere rapidamente a disposizione: costume, telo in microfibra, medicinali, crema solare e piccoli accessori.

La Picker Top Tube Bag è ormai inseparabile dalla mia bicicletta: dentro trovano posto cellulare, fazzoletti e snack.

Dopo due viaggi in bici in Asia ho capito che sono tornata, perché qui più che in altri posti dove ho pedalato, la bicicletta ha la capacità di trasformare ogni strada in un incontro e ogni deviazione in una storia da portare a casa. L’Asia ci ha accolto e affascinato e si è rivelata adatta ai ciclisti con le sue strade rurali e secondarie e la sua atmosfera tranquilla.

EQUIPAGGIAMENTO

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